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Identità cristiana

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UNA NUOVA POLITICA AL SERVIZIO DELL’UOMO
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La disaffezione dei cittadini per le istituzioni, la sfiducia nella amministrazione della cosa pubblica, l’abbandono progressivo da parte dei giovani del dibattito politico impongono a tutti, ed in particolare al mondo cattolico, una profonda riflessione.

Il cristiano, turbato dal clamore di “tangentopoli” e in preda al timore di “sporcarsi”, ha rinunciato a partecipare all’attività politica delegando  ad altri il  compito di portare avanti e difendere le proprie istanze e i propri valori.

Un malinteso senso di laicità ha completato la rinuncia ad ogni attività non solo politica ma anche culturale.

Giovanni Paolo II  e Benedetto XVI hanno a più riprese cercato di far comprendere al popolo cristiano l’offesa alla carità insita in tale disinteresse.

Autentica laicità non è [...] prescindere dalla dimensione spirituale, ma riconoscere che proprio questa, radicalmente, è garante della nostra libertà e dell’autonomia delle realtà terrene, grazie ai dettami della Sapienza creatrice che la coscienza umana sa accogliere ed attuare” . Questa frase di Benedetto XVI indica in maniera sintetica ma molto precisa le radici di una laicità rettamente intesa.

Essa ci aiuta a leggere  gli inviti, formulati a più riprese dal pontefice, alla formazione di una nuova generazione di laici impegnati in politica.

Questi non sono infatti tesi, come in una nuova  crociata, ad una ricristianizzazione della società mediante l’azione politica. Sono animati invece dalla convinzione che proprio in una società complessa e differenziata come quella attuale i cristiani non possano far mancare né il loro apporto concreto, né la loro ispirazione ideale.

Sono convinti – come lo è chi scrive – che la Dottrina Sociale della Chiesa ha in sé una sapienza e modelli antropologici e sociali in grado di dare una speranza nuova e reale all’uomo che nella società in cui viviamo non vede futuro.

Noi cristiani, come tutti, siamo immersi nel flusso della storia e dei suoi processi. La nostra libertà non può quindi sottrarsi al dramma dell’esistenza in solido con i nostri fratelli uomini. La nostra forza può solo consistere nella consapevolezza di essere sorretti, in questo difficile ma affascinante cammino, dalla fede in un Dio provvidente che guida la famiglia umana e la storia, in Gesù Cristo Salvatore che vince il peccato e la morte e nella Chiesa Madre e Maestra, che ci accompagna nel miracolo quotidiano della comunione solidale.

L’impegno politico dei cattolici deve necessariamente passare per la capacità della loro esperienza di fede di generare cultura. Una cultura che coniughi insieme fede e ragione, che dia senza timore  testimonianza dell’incontro con Cristo risorto. 

Tale attività culurale funge da supporto e da stimolo per chi si sente chiamato a servire il prossimo mettendo a frutto i propri talenti nell’attività politica.

Una nuova politica intesa come servizio.

Questo ha cominciato a fare Identità Cristiana. Dare al cristiano strumenti culturali per non avere complessi dì inferiorità nei confronti dell’”intellighenzia” relativista. Dare forza, sostegno, una casa ed una struttura propria al cristiano che si sente chiamato a servire Dio ed il prossimo per mezzo dell’attività politica.

Siamo consapevoli e convinti che questa “chiamata” non è differibile. La duplicazione dei consensi già ricevuti nelle elezioni amministrative a Roma conseguita con l'ottimo risultato elettorale di Paolo Maria Floris (3.600 voti a Roma, 5.000 nel Lazio e 6.500 nel Collegio), l’entusiasmo di tutti coloro che abbiamo incontrato nella campagna elettorale, la comunione con tutti coloro che hanno risposto come noi a questa chiamata , ci hanno confermato che questo percorso è da proseguire.

Caritas Christi urget nos!

Augurando al mondo cattolico una unità di intenti che lo porti ad avere una reale e costruttiva rappresentanza politica, affidiamo alla Vergine Maria la nostra missione.

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  Commenti (2)
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 1 Scritto da iccomit, il 26-11-2009 12:56
:)  
L\'opinione sull\'articolo che ho appena letto è senz\'altro condivisibile.  
Quello a cui, scondo me, occorre fare attenzione è alla rappresentanza politica che deve essere realmente costruttiva e nonportatrice di interessi personali nè di interessi personali, nè \"riciclata\". Volti ed esperienze di vita vissuta al servizio dell \'altro che rappresenta Cristo.
 2 Papa Paolo VI diceva...
Scritto da Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo website, il 16-02-2010 17:40
“Oggi, il fatto di maggior rilievo, del quale ognuno deve prendere coscienza, è che la questione sociale ha acquistato dimensione mondiale”. Così scriveva Papa Paolo VI nell’enciclica Populorum Progressio il 26 marzo 1967. Tuttavia constato che a più di 40 anni da queste parole i cristiani abbiamo preso un’altra coscienza. Il brodo culturale in cui stiamo crescendo, pieno di individualismo e relativismo ha annichilito le facoltà umane. Siamo avvizziti e pensiamo più ai nostri diretti interessi che a quelli della società in cui viviamo, dimostrando così un’assoluta mancanza di progettualità che traguardi il progresso dell’umanità e lo sviluppo stesso dell’individuo. Il Papa Paolo VI, invece, già allora insisteva sull’importanza della “crescita della persona”, infatti così “come tutta intera la creazione è ordinata al suo Creatore, la creatura spirituale è tenuta ad orientare spontaneamente la sua vita verso Dio, verità prima e supremo bene.” Così la crescita umana costituisce come una sintesi dei nostri doveri. Ma c\'è di più: tale armonia di natura, arricchita dal lavoro personale e responsabile, è chiamata a un superamento. Cioè, il Papa al punto 17 affermava che siamo “Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei”, e che “noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi a ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto, per noi è non solo un beneficio, ma altresì un dovere”. Ecco, oggi si parla di sostenibilità, ma già la sapienza della Chiesa ne anticipava le linee guida nella Populorum Progressio e più in generale in tutta la sua dottrina sociale. Ringrazio Paolo per avercelo rammentato perchè non è mai abbastanza richiamare alla memoria la nostra natura divina ed i valori che i nostri padri ci hanno tramandato. Valori che secondo me sono il fondamento di quella che una volta veniva chiamata “politica per un figlio” e che l’assemblea costituente ha incastonato nella nostra Cosituzione.

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